FACE OFF-FACE ON, SPAZIO VITALE NELLO SPACE VIRTUALE

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Attualmente, i due social network più gettonati sarebbero Myspace e Facebook, rispettivamente con 107 e 73 milioni di utenti, stando all’articolo “How Netlog Leaps Language Barriers”, pubblicato dal Wall Street Journal il 1 novembre 2007. La globalizzazione degli spazi, anche di quelli virtuali, è in continua espansione. Ma fino a che punto la vita privata può essere pubblica? Quali sono gli effetti collaterali di chi viene infettato dal virus della web-dipendenza? Come gestire la propria vita nello spazio virtuale: libertà, tempo, restrizione, costrizione e disagio. Senza la consapevolezza di essere osservati si vive meglio, si osa di più. Si indossa o si cala la maschera del teatro virtuale. Sipario.

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Un social network consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in discipline quali la sociologia e l’ antropologia.
Fra lo smercio volontario della propria intimità (la propria e-privacy) e l’esigenza di protezione contro le intrusioni esterne, il paradosso è evidente. Tutti vogliono esporre la loro vita privata al mercato del Web 2.0, come fosse un capitale da far fruttare, uno spazio virtuale dal quale trarre concreti guadagni.
Indipendentemente da quello che si cerca, che sia libertà d’espressione o riconoscimento virtuale, la condivisione d’informazioni private resta il prezzo da pagare. Ma prima di permettere tale baratto, sarebbe necessario che il sistema educativo insegnasse, perlomeno alle giovani generazioni, il vero valore della vita privata.


Indicazioni ed effetti collaterali degli affetti

da dipendenza Facebook

Tra le malattie che si possono contrarre restando ancorati alla boa informatica, che non pregiudica la possibilità di movimento (virtuale) si possono elencare: egosurfing (ricerca esasperata on-line del proprio nome per vedere dove, da chi e quanto è presente nella rete); infornography (impellenza di ottenere e condividere informazioni on-line); google stalking (caccia alle informazioni virtuali su amici o conoscenti persi di vista nel corso degli anni), my space impersonation (una sorta di “ma lei non sa chi sono io” in versione social network), powerpointlessness (non riuscire a esprimere o capire un concetto se non tramite diapositive prodotte con il programma power point), photolurking (una specie di foto-pettegolezzo che consiste nel guardare l’album on-line delle foto di persone mai conosciute).
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Un articolo pubblicato qualche mese fa su “Il Sole 24 ore” ha riportato i risultati di una ricerca svolta presso il Dipartimento di Neuroscienze Cliniche e Psicologia a Palermo su 1334 adolescenti di età compresa tra i 13 e 19 anni. Si evidenzia che oltre un terzo di essi presenta disfunzioni comportamentali etichettate sotto il nome di sindrome di Hikkomori. I tratti psicologici comuni in questa sindrome sono fragilità emotiva, depressione e incapacità progressiva di controllare le proprie emozioni con subentrante e ingravescente dipendenza dal cellulare e dal web. Non si tratta di dipendenza da un mezzo tecnologico che facilita e velocizza le modalità comunicative interpersonali, ma da quanto questo diventi l’unico mezzo per avere una relazione sociale. Ciò può diventare patologico se risulta, con l’andar del tempo, l’unica forma di comunicazione e di relazione accettabile. Secondo gli specialisti che si sono occupati delle interazioni uomo-computer, la mancanza di indicazioni quali la mimica facciale o il linguaggio corporeo nelle comunicazioni elettroniche, porterebbe a compensare con informazioni eccessivamente riservate. Questo spiega perché molti blogger riescono a fornire informazioni assolutamente riservate e personali che non rivelerebbero in altre condizioni ambientali. E’ anche vero che le inclinazioni caratteriali hanno influenza sul comportamento on-line. In uno studio di prossima pubblicazione gli psicologi hanno chiesto ad alcune persone di liberare le proprie emozioni dando loro la possibilità di esprimersi in un blog o in un documento word: è risultato che chi ha preferito il blog come mezzo espressivo era caratterialmente molto più estroverso rispetto a chi ha scritto su un documento word. Pare quindi che si inizi a studiare il rapporto e sue eventuali disfunzioni tra comportamenti della vita reale e virtuale, evidenziando che la tendenza prevalente è quella di cercare se stessi su google piuttosto che ricercare relazioni umane con chi ci circonda. Una buona educazione potrebbe ovviare il problema, ma in pericolo non ci sono solo ragazzini.
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Social network d’elite

 L’essere “in” è oggi indissociabile dal possedere il proprio “space”, il proprio spazio su Internet, tramite il quale mostrare a piacimento al “villaggio globale” vita privata e hobby. Un villaggio senza confini, da condividere con un miliardo e centomila vicini connessi, in giro per il mondo. Una permeabilità virtuale che fa la fortuna degli inserzionisti pubblicitari e alimenta il vecchio fantasma preconizzato da Orwell nel celebre romanzo 1984.

Una novità è il network di nicchia AsmallWorld.net (per gli amici Asw). Brillantemente sfruttata dallo svedese Erik Wachtmeister, che nel 2004 ha fondato una community a carattere esclusivo attualmente composta da 250mila iscritti, il network d’elite ha l’obiettivo di permettere alle persone più “in” del Web di mettersi in contatto con i propri simili. Molti di questi viaggiano spesso, e quindi necessitano di informazioni attendibili circa hotel, ristoranti o locali di tendenza. La piattaforma offre anche un mercato per beni mobili, immobili e offerte di lavoro. Si possono addirittura trovare intere isole da dare o prendere in affitto.
Ma attenzione: gli arrampicatori sociali vengono presto rifiutati e cacciati. Le élites desiderano e intendono restare tali. Anche su Internet.

social-net2.jpgSe non ci sarà una seria coscienza di come e quanto utilizzare la rete per scopi sociali, si finirà per perdere la propria identità dietro la maschera di altre personalità prese in prestito per catturare l’attenzione di altre maschere. Come nella trappola di una vedova nera, i fili diverranno così appiccicosi che non si potranno togliere di dosso con un semplice disconnetti e non si potrà godere che di una libertà fittizia, incatenati a una sedia.
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2 risposte a “FACE OFF-FACE ON, SPAZIO VITALE NELLO SPACE VIRTUALE

  1. Internet da molte informazioni, meramiglioso. grazie

  2. Grazie a te per aver letto.

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